13 Ottobre 2026
Il regime forfettario 2026 permette a professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori di beneficiare di una tassazione agevolata, con un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività che rispettano specifici requisiti.
Per accedere al regime o continuare a utilizzarlo è necessario rispettare determinati limiti di ricavi, compensi e spese, oltre a verificare l’assenza di cause di esclusione.
La soglia principale resta fissata a 85.000 euro di ricavi o compensi. Se si superano i 100.000 euro, invece, si esce immediatamente dal regime. Per il 2026 è confermato anche il limite di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2025.
Vediamo quali sono le regole da conoscere per non perdere il regime forfettario nel 2026.
- Regime forfettario 2026: quali sono i requisiti?
Per applicare il regime forfettario nel 2026, occorre verificare i ricavi, i compensi e le spese sostenute nel 2025.
In particolare, è necessario:
• Non superare 85.000 euro di ricavi o compensi nell’anno precedente. Se si svolgono più attività, si considerano complessivamente i relativi ricavi e compensi.
• Non superare 20.000 euro di spese lorde per lavoro dipendente, collaboratori e altre prestazioni di lavoro rilevanti ai fini della normativa.
Anche chi apre una nuova partita IVA può scegliere il regime forfettario, dichiarando di presumere il possesso dei requisiti richiesti.
Cosa succede se si superano 85.000 euro?
Le conseguenze dipendono dall’importo raggiunto durante l’anno.
• Ricavi o compensi fino a 85.000 euro: il regime può essere mantenuto, se sono rispettati anche gli altri requisiti.
• Oltre 85.000 euro e fino a 100.000 euro: il regime resta applicabile per tutto il 2026, ma si passa al regime ordinario dal 2027.
• Oltre 100.000 euro: si esce immediatamente dal regime forfettario nel 2026.
In quest’ultimo caso, ai fini delle imposte sui redditi si applicano le regole ordinarie per l’intero anno. Ai fini IVA, invece, l’imposta è dovuta a partire dall’operazione che determina il superamento della soglia.
Attenzione: superare 85.000 euro non significa perdere subito il regime. L’uscita immediata scatta soltanto quando i ricavi o compensi superano 100.000 euro. - Regime forfettario e lavoro dipendente: il limite è di 35.000 euro
Per il 2026 è confermato il limite di 35.000 euro di redditi da lavoro dipendente e assimilati, riferito ai redditi percepiti nel 2025.
In generale, se nel 2025 hai percepito redditi da lavoro dipendente superiori a questa soglia, non puoi applicare il regime forfettario nel 2026. Sono previste eccezioni, tra cui quella relativa ai rapporti di lavoro cessati, alle condizioni stabilite dalla legge.
Per il 2027 sarà necessario verificare la normativa applicabile: in assenza di nuove proroghe, il limite tornerebbe a 30.000 euro. - Regime forfettario: quali sono le cause di esclusione?
Rispettare i limiti economici non basta. La legge prevede anche situazioni che impediscono di utilizzare il regime forfettario.
Tra le principali cause di esclusione rientrano:
• Regimi fiscali incompatibili: chi utilizza determinati regimi speciali IVA o altri regimi forfettari di determinazione del reddito.
• Residenza all’estero: salvo specifiche eccezioni previste per i residenti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo.
• Cessioni di determinati beni: chi effettua prevalentemente operazioni relative a fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi.
• Partecipazioni societarie: chi partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure controlla determinate società a responsabilità limitata che svolgono attività riconducibili alla propria.
• Rapporti con il datore di lavoro: chi svolge prevalentemente l’attività nei confronti del datore di lavoro attuale, di quelli dei due periodi d’imposta precedenti o di soggetti a essi riconducibili, salvo le eccezioni previste.
È quindi importante verificare la propria situazione complessiva, considerando non soltanto il fatturato, ma anche la struttura dell’attività, le partecipazioni societarie e gli eventuali rapporti di lavoro. - Come si calcolano le tasse nel regime forfettario?
Il regime forfettario prevede un sistema semplificato per determinare il reddito imponibile.
Il calcolo avviene in tre passaggi: - Si calcola il reddito forfettario: ai ricavi o compensi si applica il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO.
- Si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori deducibili: si ottiene così il reddito su cui calcolare l’imposta.
- Si applica l’imposta sostitutiva: l’aliquota ordinaria è del 15%.
Per le nuove attività che rispettano determinati requisiti, l’aliquota scende al 5% per i primi cinque periodi d’imposta.
Per beneficiare dell’aliquota ridotta, tra le altre condizioni, il contribuente non deve aver esercitato attività d’impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti. Inoltre, la nuova attività non deve costituire una semplice prosecuzione di un’attività svolta in precedenza, salvo le eccezioni previste dalla normativa. - Regime forfettario 2026: cosa controllare prima della fine dell’anno?
Per evitare sorprese fiscali, è utile verificare periodicamente la propria situazione e non aspettare la chiusura dell’anno.
In particolare, occorre controllare:
• il totale dei ricavi e compensi incassati;
• il rischio di superare le soglie di 85.000 e 100.000 euro;
• le spese per dipendenti e collaboratori;
• i redditi da lavoro dipendente percepiti nel 2025, per verificare l’accesso al regime nel 2026;
• eventuali partecipazioni societarie;
• i rapporti economici con il datore di lavoro attuale o con quelli precedenti.
Questi controlli consentono di capire in anticipo se si rischia di perdere il regime forfettario e di valutare le conseguenze fiscali del passaggio al regime ordinario.
Per il 2027 sarà inoltre necessario verificare eventuali modifiche introdotte dalla prossima Legge di Bilancio.
Testi rielaborati con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale
