28 Ottobre 2025
Edifici più efficienti e APE sempre più affidabili è quanto emerge dal Rapporto Annuale dell’ENEA sulla Certificazione Energetica degli Edifici.
I 3 punti percentuali per le classi F-G (sotto il 44%) ed il calo dell’ EPgl mediano a 167,66 kWh/m²anno, con oltre 1,2 milioni di APE 2024 validati, rappresentano i segnali più chiari di quanto stia accadendo, in termini di miglioramento energetico, nel patrimonio edilizio del nostro Paese.
Il Rapporto conferma anche la qualità degli Attestati di Prestazione Energetica, che, grazie a filtri e controlli ex ante, aumenta offrendo alla Pubblica Amministrazione ed ai progettisti dei dati più precisi per poter pianificare gli interventi necessari e misurare meglio i risultati.
Questi presupposti, non solo spostano il nostro parco immobiliare verso un livello prestazionale migliore, ma preparano il campo all’attuazione della Direttiva Case Green, che rappresenta un punto di svolta nel settore dell’efficienza energetica degli edifici: Piani di Riqualificazione entro il 2026, banche dati nazionali interoperabili e strumenti digitali a supporto delle decisioni.
Risultati chiave del rapporto: il trend che conta
Il miglioramento rilevato dal Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici è diffuso, non episodico.
L’importante riduzione delle classi energetiche F-G è in gran parte assorbita dalle classi intermedie (C-D-E), mentre le più meritevoli, dalla A4 alla classe B, restano stabile intorno al 20%.
Questo dato è il segnale che gli interventi “ordinari” (involucro, impianti e regolazione) stanno producendo effetti misurabili, ma per centrare i target europei è necessaria una ulteriore spinta verso riqualificazioni più profonde e combinazioni tecnologiche integrate.
Nel residenziale, la discesa dell’EPgl e la contestuale riduzione delle emissioni di CO₂ confermano una tendenza che va avanti oramai da diversi anni. Nel non residenziale, il calo dell’EPgl,nren rispetto ai dati storici SIAPE 2015-2023 indica che l’aggiornamento impiantistico e l’innalzamento dei requisiti minimi stanno interessando anche gli edifici a uso collettivo e produttivo.
Efficienza energetica: dove il miglioramento è più evidente
Dando uno sguardo al patrimonio edilizio, si evidenzia come circa l’84% degli immobili costruiti tra 2016 e 2024 rientrano nelle classi A4-B. L’effetto combinato di norme più stringenti, progettazione termotecnica evoluta e soluzioni impiantistiche ad alta efficienza ha notevolmente alzato il livello prestazionale medio delle nuove realizzazioni.
Anche il patrimonio pubblico si colloca sopra la media del campione studiato. Nell’ambito residenziale ben il 22,6% degli immobili certificati raggiunge A4-B, rendendolo di fatto un ambito strategico per avviare programmi di riqualificazione standardizzati e ripetibili, capaci di produrre casi-tipo misurabili e di attivare una filiera locale (progettisti, imprese, fornitori) con una domanda continua e qualificata.
La solidità delle conclusioni nasce anche dal miglioramento della qualità degli APE. Per ottenere un risultato più veritiero, l’insieme dei dati raccolti è stato filtrato eliminando circa il 14,7% degli attestati iniziali, un’operazione che ha aumentato omogeneità e comparabilità delle analisi.
L’introduzione di controlli semantici e warning preventivi (ex ante) nei sistemi regionali ha spinto i certificatori a correggere incongruenze prima dell’invio, rendendo la certificazione energetica una base informativa più affidabile per diagnosi, capitolati e monitoraggi post-intervento.
Cosa implicano i risultati rispetto agli obiettivi europei
La traiettoria è coerente con gli obiettivi da raggiungere indicati nella Direttiva Case Green (2024/1275/UE), ma per raggiungere i traguardi prefissati 2030/2050 servirà fare un upgrade, passando da interventi puntuali a pacchetti più completi, che interessino sinergicamente involucro, impianti, ventilazione meccanica, rinnovabili e sistemi di controllo.
Il calo delle F-G riduce il rischio di lock-in nelle classi basse, ma bisognerà portare un numero sempre più crescente di edifici nelle classi alte, privilegiando interventi profondi e misurabili.
Questo significa impostare obiettivi chiari: attuare interventi che, dove tecnicamente ed economicamente sostenibile, consentano sempre 2 salti di classe, nonché definire EPgl/EPgl,nren target coerenti con gli scenari 2030 e assicurare un monitoraggio prestazionale che accompagni l’intero ciclo di progetto.
La Direttiva Europea prevede Piani di Riqualificazione Energetica entro il 2026, fondati su dati affidabili provenienti dalla banca dati nazionale APE e con forte attenzione agli edifici esistenti. Stabilisce inoltre l’obbligo di una banca dati nazionale e del trasferimento annuale delle informazioni all’European Building Stock Observatory (BSO).
In questo scenario, l’APE passa da documento informativo a perno decisionale: serve per mappare il fabbisogno, prioritizzare gli interventi, calibrare standard minimi e verificare l’efficacia delle politiche su classi e indicatori.
Strumenti digitali e interoperabilità
La scalabilità della transizione si gioca sulla governance dei dati e sull’interoperabilità degli strumenti:
• CEU – Catasto Energetico Unico: integrazione CIT + SIAPE con dato catastale univoco, per garantire interoperabilità, tracciabilità e monitoraggio continuo.
• PnPE2 – Portale Nazionale Prestazione Energetica: un one-stop shop per PA e stakeholder, utile a mappare il patrimonio, prioritizzare gli interventi e misurare gli impatti, contribuendo anche al BSO.
• Passaporto dell’Immobile (BRP/DBL): la “carta d’identità energetico-catastale” dell’unità immobiliare che centralizza dati, abilita il confronto con edifici “simili” e supporta scelte informate con stime di costi-benefici ed emissioni evitate.
• SEPE – Sistema Esperto: motore di supporto decisionale che propone scenari di riqualificazione (singoli o combinati) con stime su risparmi, classi raggiungibili e impatti economici, utile sia alla programmazione pubblica sia alla progettazione esecutiva.
Come tradurre il rapporto in scelte progettuali
• Definire target misurabili: fissare classi obiettivo e EPgl/EPgl,nren coerenti con la Direttiva Case Green e con i benchmark APE 2024.
• Progettare per pacchetti: integrare involucro, impianti, VMC, rinnovabili e controllo, mirando—ove possibile—ad almeno 2 salti di classe.
• Usare la certificazione energetica come dataset: capitalizzare su qualità e controlli ex ante per impostare capitolati, verifiche e monitoraggi post-intervento.
• Dare priorità a PA e stock 1946-1990: massimizzare l’effetto emissioni/€ e costruire standard replicabili su cui tarare politiche e incentivi.
Strumenti come Passaporto dell’Immobile, PnPE2, CEU e il SEPE aiutano a programmare interventi scalabili, ad accedere a bandi e finanziamenti e a monitorare le prestazioni nel tempo, contribuendo alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio italiano in modo trasparente e verificabile.
Il risultato è una filiera più stabile, progetti più prevedibili e un percorso concreto verso edifici realmente più efficienti.
