3 Novembre 2026
Dal 2 dicembre 2026 entreranno in vigore nuove disposizioni sul lavoro tramite piattaforme digitali, con maggiori obblighi in materia di rapporti di lavoro, gestione dei dati personali, trasparenza degli algoritmi e sicurezza.
Il decreto legislativo, approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri per recepire la direttiva UE 2024/2831, interessa soprattutto le imprese che organizzano e gestiscono prestazioni lavorative attraverso piattaforme digitali, anche quando utilizzano sistemi automatizzati o intermediari.
Per le PMI è importante verificare se la propria attività rientra nella definizione normativa di piattaforma di lavoro digitale e, in caso affermativo, prepararsi ai nuovi adempimenti. Gli obblighi dipendono infatti dall’attività svolta e non dalle dimensioni aziendali.
Quali imprese sono interessate dalle nuove regole?
La normativa riguarda le piattaforme che organizzano lavoro retribuito attraverso strumenti elettronici e utilizzano sistemi automatizzati per monitorare o assumere decisioni sulle prestazioni.
Le disposizioni si applicano sia ai lavoratori subordinati sia agli autonomi e ai collaboratori, anche quando il rapporto viene gestito attraverso intermediari.
Sono invece escluse, tra le altre, le piattaforme che si limitano a mettere in contatto utenti e prestatori senza organizzare direttamente il lavoro, oppure che gestiscono soltanto prenotazioni, pagamenti e fatturazione.
Per le PMI, quindi, il primo adempimento è verificare se il proprio modello operativo rientra nella definizione di piattaforma di lavoro digitale.
Rapporto di lavoro: quando scatta la presunzione di subordinazione
Una delle principali novità riguarda la qualificazione del rapporto di lavoro.
Il decreto introduce una presunzione di subordinazione quando emergono elementi concreti che dimostrano l’esercizio, da parte della piattaforma, di poteri di direzione e controllo sul lavoratore, anche attraverso algoritmi.
Tra gli elementi da valutare rientrano l’organizzazione delle prestazioni e l’influenza della piattaforma sulle modalità e sui tempi di lavoro.
La presunzione può essere superata dimostrando l’effettiva natura autonoma del rapporto.
Le tutele si applicano anche ai lavoratori che operano tramite intermediari, evitando che l’utilizzo di soggetti terzi possa ridurre le garanzie riconosciute.
Per le imprese che collaborano con lavoratori autonomi attraverso piattaforme, diventa quindi importante verificare che le modalità concrete di svolgimento dell’attività siano coerenti con la qualificazione contrattuale.
Algoritmi e intelligenza artificiale: nuovi obblighi per le imprese
Il decreto introduce specifiche regole per l’utilizzo di sistemi automatizzati nella gestione dei lavoratori.
Le piattaforme devono garantire trasparenza sul funzionamento dei sistemi di monitoraggio e decisionali, informando i lavoratori sulle modalità di raccolta dei dati, sulle finalità e sui criteri utilizzati per assumere decisioni.
L’informativa deve essere fornita prima dell’inizio dell’attività, aggiornata in caso di modifiche rilevanti e resa disponibile anche ai rappresentanti dei lavoratori e alle autorità competenti.
È inoltre previsto il diritto dei lavoratori alla portabilità dei dati generati durante l’attività, comprese valutazioni e recensioni.
Limiti alla raccolta dei dati personali
Le piattaforme non possono utilizzare dati relativi allo stato emotivo o psicologico dei lavoratori, alle loro conversazioni private o all’esercizio di diritti fondamentali, come quello di sciopero e di associazione sindacale.
Sono inoltre vietati determinati trattamenti finalizzati a ricavare informazioni su salute, convinzioni religiose, opinioni politiche, origine etnica e orientamento sessuale.
È obbligatoria una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali, con il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori.
Supervisione umana delle decisioni automatizzate
Le imprese devono garantire che i sistemi automatizzati siano sottoposti alla supervisione di personale competente e autonomo.
Le decisioni più importanti, come la sospensione o la cessazione del rapporto di lavoro e la chiusura dell’account, devono essere adottate da una persona fisica e non esclusivamente da un algoritmo.
Il lavoratore può inoltre chiedere una spiegazione scritta delle decisioni automatizzate e il relativo riesame da parte di una persona di riferimento.
Sicurezza sul lavoro e obblighi di consultazione
Le nuove disposizioni intervengono anche sulla disciplina della salute e sicurezza.
La valutazione dei rischi deve considerare, oltre ai rischi tradizionali, quelli infortunistici, ergonomici e psicosociali derivanti dall’utilizzo dei sistemi automatizzati.
Le piattaforme devono inoltre:
• predisporre canali riservati per segnalare violenze e molestie;
• consultare i rappresentanti dei lavoratori prima di introdurre o modificare sistemi automatizzati;
• garantire canali di comunicazione privati e sicuri tra lavoratori e rappresentanti.
Sono vietati licenziamenti e trattamenti pregiudizievoli nei confronti di chi esercita i diritti riconosciuti dalla nuova normativa.
Sanzioni: quali rischi per le imprese?
Il decreto prevede un articolato sistema di sanzioni amministrative, la cui applicazione è affidata principalmente all’Ispettorato nazionale del lavoro, ferme restando le competenze del Garante della privacy.
Tra le principali violazioni sanzionate figurano:
• mancata o incompleta informativa sui sistemi automatizzati;
• omessa valutazione d’impatto sulla protezione dei dati;
• mancata supervisione umana degli algoritmi;
• mancata risposta alle richieste di riesame dei lavoratori;
• mancata adozione di misure correttive in presenza di decisioni discriminatorie;
• mancata istituzione dei canali di comunicazione previsti.
Le sanzioni possono raggiungere importi significativi: ad esempio, la mancata analisi biennale dell’impatto delle decisioni automatizzate può comportare una sanzione da 3.000 a 18.000 euro per ciascun sistema.
Sono previste maggiorazioni in presenza di violazioni particolarmente gravi, coinvolgimento di numerosi lavoratori o reiterazione delle condotte.
Cosa devono fare le PMI in vista del 2 dicembre 2026?
Le nuove disposizioni non riguardano indistintamente tutte le imprese che utilizzano strumenti digitali, ma quelle che rientrano nella definizione di piattaforma di lavoro digitale.
Le PMI interessate dovrebbero quindi:
- Verificare se la propria attività rientra nell’ambito di applicazione della normativa.
- Controllare la corretta qualificazione dei rapporti con i lavoratori autonomi e i collaboratori.
- Mappare gli eventuali sistemi automatizzati utilizzati per organizzare, monitorare e valutare le prestazioni.
- Verificare la conformità dei trattamenti dei dati personali e gli obblighi previsti dal GDPR.
- Predisporre le informative sui sistemi algoritmici e le procedure per il riesame delle decisioni.
- Aggiornare la valutazione dei rischi e le procedure di salute e sicurezza, quando necessario.
In sintesi: il recepimento della direttiva europea introduce nuovi obblighi per le imprese che organizzano lavoro attraverso piattaforme digitali. Per le PMI direttamente interessate, la priorità è verificare i rapporti di lavoro, i sistemi di gestione automatizzata e il trattamento dei dati personali, così da arrivare preparate all’entrata in vigore del decreto.
Riferimento normativo: direttiva (UE) 2024/2831; legge 13 giugno 2025, n. 91; decreto legislativo di recepimento, approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri, con entrata in vigore prevista il 2 dicembre 2026.
Testi rielaborati con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale
