Domande che hanno assunto un’importanza ancor più marcata in occasione del Consiglio europeo di dicembre, che ha finalmente trovato un accordo per sbloccare lo stallo creato da Ungheria e Polonia.

 

È con l’arrivo del Coronavirus che l’intero Vecchio Continente ha iniziato a domandarsi cos’è il Recovery Fund e come funziona questo particolare strumento. L’UE ha infatti compreso la necessità di adottare soluzioni condivise per il recupero economico del blocco ed è proprio in questo contesto che ha trovato terreno fertile la nascita del fondo.

 

La storia del Recovery Fund ha incontrato diversi ostacoli per la definizione di tutti i termini di attivazione.

 

Dopo aver raggiunto un accordo piuttosto complesso tra i 27 Stati membri a luglio, il tanto atteso fondo per il rilancio delle economie schiacciate dalla pandemia si è bloccato dinanzi ai veti di Ungheria e Polonia.

 

I due Paesi dell’Est hanno contestato il meccanismo di elargizione delle risorse, legato al rispetto dello Stato di diritto.

 

Il timore di un impasse lunga e pericolosa ha riattivato tutti i canali di negoziazione, fino al raggiungimento del compromesso nel Consiglio Europeo del 10 dicembre. Con il ritiro del veto ungherese e polacco, il budget dell’UE è stato approvato, e con esso anche le risorse aggiuntive da destinare al fondo per la ripresa.

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