5 Maggio 2026
Il Decreto Legge 62/2026 (1° maggio) introduce per il 2026 esoneri contributivi totali per i datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato determinate categorie di lavoratori. Le misure previste includono Bonus Donne, Bonus Giovani Svantaggiati, Bonus ZES e Stabilizzazione.
Gli sgravi riguardano solo i contributi a carico del datore di lavoro (esclusi i premi INAIL), non incidono sul calcolo della pensione, non sono cumulabili con altri incentivi e non si applicano a lavoro domestico e apprendistato. Sono inoltre soggetti a monitoraggio INPS e a un limite complessivo di spesa.
La norma sostituisce precedenti agevolazioni prorogate dal Milleproroghe 2026, ridefinendo il sistema degli incentivi. L’accesso ai benefici è subordinato al rispetto di determinati livelli retributivi previsti dai contratti collettivi più rappresentativi.
I datori di lavoro che avevano programmato assunzioni sulla base della proroga devono ora attenersi esclusivamente alla nuova disciplina. I primi tre incentivi sono già in vigore e attendono le istruzioni operative dell’INPS, mentre il quarto richiede l’approvazione della Commissione europea. Di seguito i dettagli delle singole misure e gli aspetti operativi comuni.
Il Bonus Donne è rivolto a lavoratrici svantaggiate assunte nel 2026, disoccupate da almeno 24 mesi (o 12 in casi specifici), con esonero fino a 24 mesi e importo mensile fino a 650 euro, che sale a 800 euro per le residenti nel Mezzogiorno.
Il Bonus Giovani si applica agli under 35 disoccupati da almeno 24 mesi (o 12 in determinate situazioni), per assunzioni non dirigenziali, con incentivo fino a 500 euro al mese, aumentato a 650 euro in alcune regioni del Centro-Sud.
L’incentivo alla stabilizzazione premia la trasformazione di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per lavoratori under 35 mai occupati stabilmente. Si applica a livello nazionale per trasformazioni tra agosto e dicembre 2026, con contratto avviato entro aprile 2026.
Prevede un incentivo fino a 500 euro mensili per 24 mesi ed è soggetto all’autorizzazione della Commissione europea.
Tutte le misure sono subordinate a tre condizioni: incremento occupazionale netto, assenza di licenziamenti nei sei mesi precedenti e revoca del beneficio in caso di licenziamenti nei sei mesi successivi all’assunzione.
Le risorse stanziate ammontano a circa 180,4 milioni di euro per il 2026 e circa 907 milioni complessivi nel triennio 2026-2028.
Il decreto 62/2026 introduce un parametro di riferimento che recepisce i principi costituzionali di equa retribuzione e serve a garantire che il compenso non sia inferiore agli standard fissati dalla contrattazione collettiva; il cosidetto “salario giusto” che indica la retribuzione complessiva che il lavoratore deve ricevere secondo quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) firmati dalle principali organizzazioni sindacali.
